-Disturbo dell’apprendimento

Descrizione del disturbo dell’Apprendimento

I disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) riguardano un gruppo di disabilità in cui si presentano significative difficoltà nell’acquisizione e utilizzazione della lettura, della scrittura e del calcolo. La principale caratteristica di questa categoria è proprio la “specificità”, ovvero il disturbo interessa uno specifico e circoscritto dominio di abilità indispensabile per l’apprendimento (lettura, scrittura, calcolo) lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale. Ciò significa che per avere una diagnosi di dislessia, il bambino non deve presentare deficit di intelligenza, problemi ambientali o psicologici, deficit sensoriali o neurologici. La Dislessia è una disabilità specifica dell’apprendimento caratterizzata dalla difficoltà ad effettuare una lettura accurata e/o fluente. Il bambino, all’inizio del percorso di scolarizzazione, mostra difficoltà a riconoscere le lettere dell’alfabeto, a fissare la corrispondenza fra segni grafici e suoni e ad automatizzare tale processo di conversione. Tale difficoltà si ripercuote sull’apprendimento scolastico e sulle attività di vita quotidiana che richiedono la lettura di testi scritti La Disortografia è un disturbo specifico che riguarda la componente costruttiva della scrittura, legata quindi agli aspetti linguistici, e consiste nella difficoltà di scrivere in modo corretto da un punto di vista ortografico. Il bambino disortografico presenta una difficoltà nell’applicare le regole di conversione dal suono alla parola scritta e quindi a riconoscere i suoni che compongono la parola, a individuare le regolarità o irregolarità ortografiche e a individuare il corretto ordine con cui questi elementi si compongono. La Disgrafia riguarda la componente esecutiva, grafo-motoria (scrittura poco leggibile); si riferisce alla difficoltà di scrivere in modo fluido, veloce ed efficace. Il bambino disgrafico può presentare una cattiva impugnatura della penna o matita, poca capacità di utilizzare lo spazio nel foglio, difficoltà nel produrre forme geometriche e nella copia di immagini, alternanza tra macro e micrografia. La Discalculia riguarda la difficoltà a comprendere ed operare con i numeri e la difficoltà automatizzare alcuni compiti numerici e di calcolo. Il bambino discalculico può presentare difficoltà nella cognizione numerica (meccanismi di quantificazione, seriazione, comparazione, capire il valore posizionale delle cifre, associazione numero quantità, eseguire calcoli a mente) nelle procedure esecutive (lettura, scrittura, messa in colonna dei numeri) e di calcolo (recuperare i risultati delle tabelline, recupero dei fatti numerici e algoritmo del calcolo scritto. Si tratta dunque di disturbi distinti ciascuno con una propria fisionomia ma che spesso nella pratica clinica risutano spesso associati fra loro. La diagnosi di dislessia, disgrafia e disortografia, di discalculia, viene fatta in seguito ai risultati di test specifici volti ad accertare lo stato degli apprendimenti delle abilità strumentali, il funzionamento cognitivo, neuropsicologico ed emotivo.
-Chi è il Logopedista?

I logopedisti elaborano, anche in équipe multidisciplinare, il bilancio logopedico volto all'individuazione ed al superamento del bisogno di salute del paziente; praticano autonomamente attività terapeutica per la rieducazione funzionale delle disabilità comunicative e cognitive, utilizzando terapie logopediche di abilitazione e riabilitazione della comunicazione e del linguaggio, verbali e non verbali; propongono l'adozione di ausili, ne addestrano all'uso e ne verificano l'efficacia; svolgono attività di studio, didattica e consulenza professionale, nei servizi sanitari ed in quelli dove si richiedono le loro competenze professionali; verificano le rispondenze della metodologia riabilitativa attuata agli obiettivi di recupero funzionale; svolgono la loro attività professionale in strutture sanitarie, pubbliche o private, in regime di dipendenza o libero professionale.

-Cosa fa il Logopedista
Il linguaggio permea la vita dell'uomo; esso infatti non è solo espressione verbale, ma anche comprensione, pensiero, messaggio scritto, lettura, comunicazione,condizione imprescindibile dei rapporti umani; il logopedista perciò, nello svolgere la sua professione, non può e non deve limitarsi a sviluppare o migliorare un solo versante del linguaggio; la sua opera in questo modo sarebbe incompleta, fredda e solamente tecnica, priva cioè di quella visione globale che è condizione indispensabile per un buon ricupero. E' compito del logopedista considerare e valutare quindi il versante espressivo inquadrando le eventuali alterazioni nel loro contesto eziologico e sintomatologico, accertare analogamente il livello della comprensione e saper cogliere tutte le sfumature carenziali che a un esame grossolano possono sfuggire; valutare il livello cognitivo; esaminare la capacità grafica in relazione alla struttura morfologico-sintattica e semantica; valutare la capacità di leggere e di comprendere un testo scritto; non può infine trascurare problematiche di ordine psicologico che influenzano, a volte in maniera determinante, il linguaggio nella sua evoluzione e nella sua essenziale funzione di comunicazione.
-Sviluppo del linguaggio nell’età evolutiva
Ancora prima di nascere

Ci sono molte evidenze che il feto apprende il modo di parlare caratteristico della mamma e che preferisce la voce della mamma dopo la nascita.

È possibile che imparando a riconoscere la madre durante la vita prenatale, dopo la nascita, nel nuovo ambiente extrauterino, riconoscerà uno stimolo familiare a cui rispondere

E poi dopo la nascita il linguaggio cresce così

Il neonato emette un GRIDO appena entrato in contatto con il mondo esterno.

Che cosa significa questo famoso evento:

Con il grido il bebè si libera dal liquido amniotico e mette in atto il sistema respiratorio e fonatorio.

Il GRIDO è  un insieme di suoni e frequenze che andranno successivamente modellate in linguaggio.

 

Età 0-3 mesi:

Linguaggio ricettivo: ascolto e comprensione

Si calma quando sente la voce materna

—Sorride alla vista della mamma e dei familiari.

—Si impaurisce quando sente i suoni intensi.

Linguaggio espressivo: la produzione—

Emette suoni gutturali e sospiri, borbotta

Piange diversamente per esprimere vari bisogni: fame, malessere

—Alla vista del volto sorride

—Vocalizza quando è contento.

Segni di avvertimento:se c’è qualcosa che non va:

Difficoltà nell’alimentazione per problemi della motricità orale

Il bambino sembra disinteressato alle persone e agli stimoli esterni

La madre non comunica con il bambino

 

Età da 4 a 6 mesi

Linguaggio ricettivo: ascolto e comprensione

—Gira la testa verso la fonte sonora

Segue gli oggetti in vista

—Interrompe la sua attività in presenza di suoni o di parole

—Nota i giochi sonori

—Comincia a reagire alla musica

—Si calma e si acquieta sentendo la voce della mamma.

Linguaggio espressivo:la produzione

—Emette  sospiri, gridolini, borbotti e suoni per esempio: p, b, m (pa-pa, ba-ba, ma-ma).

—Il pianto  è ulteriormente diverso per dolore, fame o per un disagio

—Differenzia il comportamento tra soddisfatto/insoddisfatto.

—Emette suoni, vocalizzi e gargarismi

Segni di avvertimento:se c’è qualcosa che non va 

Il bambino trascorre molto tempo senza vocalizzare.

Il bambino non ha il contatto con gli occhi e non segue né oggetti né le persone.

Il bambino non reagisce (o reagisce troppo poco) ai rumori ed ai suoni intensi.

 

Età da 7 ai 12 mesi

Linguaggio ricettivo: ascolto e comprensione

—Cerca la sorgente dei suoni familiari.

—Gli piace il gioco del nascondino.

—Ascolta quando gli si parla e cerca la persona che gli si rivolge.

—Incomincia a comprendere il “no”

—Reagisce al suo nome

—Comprende ordini semplici .

Linguaggio espressivo: produzione

—Aumenta la «lallazione» e può sembrare che stia realmente parlando in quanto varia l’intonazione e l’intensità della voce

Si diverte ad imitare suoni, versi di animali, sillabe

—Inizia a rispondere con vocalizzo se chiamato per nome

—produce le prime parole ed i consonanti: P,B,M,T,D

Segni di avvertimento:se c’è qualcosa che non va

Il bambino non usa la «lallazione» né il «babling»

Non reagisce ai suoni  e ai rumori forti

Non interagisce con o durante il gioco

Non comunica con gli occhi, non indica e non usa i vocalizzi con gli adulti

Non reagisce agli ordini semplici e alle richieste.

Non varia l’intonazione e l’intensità della voce

Non risponde se chiamato per nome

 

Età tra i 12 e i 18 mesi

Linguaggio ricettivo: ascolto e comprensione

—Capisce “NO”, qualche parola, brevi frasi e ordini semplici

(dov’è mamma, fai ciao, manda un bacio etc.)

—Comprende  semplici richieste  a cui può rispondere con cenni del capo

—Dà un giocattolo su richiesta

—Si muove al suono della musica

Ama ascoltare brevi storie, filastrocche e canzoncine

Linguaggio espressivo: produzione

>—Inizia la vera comunicazione

—Imita parole familiari

—Dice mamma, papà, qualche parola semplice

—Ama riprodurre i suoni e i rumori degli oggetti

—Usa i suoni onomatopeici

—Parla da solo e con i giocattoli

—Pronuncia le consonanti: M, N, P,B,T,D

 

Età tra i 18 e i 24 mesi

Linguaggio ricettivo: ascolto e comprensione

—Su richiesta verbale sceglie e prende oggetti

—Indica alcune parti del corpo

—Comprende semplici richieste  (dov’è la palla?), ordini semplici (prendi la palla) e il significato di molte parole

Il linguaggio in comprensione è molto più ricco del linguaggio in produzione

Linguaggio espressivo:produzione

—Inizia ad usare una parola per esprimere il significato : pappa  significa: ho fame

—Usa frasi di due parole

—Dice come minimo 50 parole anche se non correttamente articolate

—Le parole prodotte sono bisillabiche

—Il suo linguaggio è poco comprensibile agli estranei

Pronuncia le consonanti: M, N, P,B,T,D,C,G,F,V

Segni d’avvertimento :

Non comprende semplici richieste (dov’è la palla).

Il bambino non dimostra interesse per la comunicazione

Non imita gli adulti nel parlare

Usa soltanto la comunicazione non verbale per esprimere le richieste, indicando gli oggetti

 

ATTENZIONE!!!

Se il bambino arriva  all’età di due anni con meno di 10 parole in produzione, o all'età di due anni e mezzo con un linguaggio non adeguato:

è arrivato il momento di reagire!

Non cerchiamo scuse tipo:

è timido, è pigro etc.

La maggior neuroplasticità è dai 2 ai 5 anni perciò bisogna intervenire in questo periodo per ottenere il miglior risultato nel recupero del ritardo del linguaggio

 

Età dai 3 ai 4 anni

Linguaggio ricettivo: ascolto e comprensione

—Comprende una semplice storia

Esegue due istruzioni correlate: prendi... dammi…

—Localizza la sorgente sonora di un suono o di un rumore

—Incomincia a capire frasi con preposizioni (metti il libro sotto la sedia)

—Conosce il nome dei colori

—Raggruppa per categoria semplici oggetti (animali, alimenti etc.)

Linguaggio espressivo: produzione

—Parla delle sue attività, giochi usando verbi semplici, pronomi, aggettivi ed è comprensibile da chiunque

—Sa dire il nome, cognome, l’età

—Le frasi che usa sono complesse

—Sa raccontare una storia semplice

—Chiede spesso “cos’è” anche se conosce già la risposta

—Ha un vocabolario di circa 1000 parole

—Ai fonemi già di sua conoscenza aggiunge R, GL,GN

Segni d’avvertimento:se c’è qualcosa che non va

Parla pochissimo ed il linguaggio è incomprensibile.

Il vocabolario in uso è povero e ristretto.

Non sa ripetere la filastrocca o una storiella semplice.

Ha difficoltà nella pronuncia

 

Età dai 4 ai 5 anni

Linguaggio ricettivo: ascolto e comprensione

Esegue ordini anche se gli oggetti non sono presenti

—Comprende i verbi al passato, presente, futuro

—Conosce la differenza tra singolare, plurale

—Capisce il significato: di lato, in basso, in mezzo, mattina, sera …

—Conosce l’uso degli oggetti familiari

È in grado di comprendere le conversazioni

Linguaggio espressivo: produzione

—Le frasi sono complesse, complete e ricche di dettagli

—Usa il passato prossimo

(ho mangiato, ho dormito)

—È in grado di raccontare una esperienza recente

—Chiede il significato delle parole nuove, usa  “perché”, “chi”

—Comunica con facilità con i coetanei e con gli adulti

—Conta fino a 10.

—La grammatica in uso è corretta

Pronuncia tutti i fonemi

Segni di avvertimento: se c’è qualcosa che non va

Non è in grado di raccontare la sequenza dei fatti.

Non comprende il linguaggio complesso.

Non esegue più di due ordini

Il linguaggio del bambino è incomprensibile.

Sono presenti le difficoltà nella articolazioni, ossia la pronuncia sbagliata delle consonanti (omissione, sostituzione, distorsione)

Il linguaggio del bambino è scorretto, pieno di errori grammaticali.

Non riesce a comunicare con gli altri bambini, e con gli adulti

 
-Il bambino parla poco per l’età: è pigro o timdo
Dopo aver letto "Sviluppo del linguaggio nell'età evolutiva", vi è venuto un dubbio: quando dovete preoccuparvi ed incominciare a valutare insieme ai professionisti se vostro figlio sia timido e pigro ed è per quello che parla poco. Vi darò una mano per capire meglio: All'età di 2 ANNI 50% dei bimbi produce in media circa 150 parole e inizia a produrre le prime frasi, ma il range va da 50 a 400: parlando dello sviluppo linguistico si hanno differenze individuali vastissime, che pur rientrano nella normalità. Nel caso il vostro bambino di 2 anni produce meno di 50 parole, merita di essere osservato attentamente. Anzi, vi consiglierei  di fare una consulenza, al livello informativo, con un neuropsichiatra dell'età evolutiva o un logopedista che valuterà insieme a voi lo stato del linguaggio del vostro figlio, perché non vi sia una condizione che potrebbe essere indice di rischio per futuri problemi linguistici. Probabilmente sarà il caso di  fare gli accertamenti sullo stato dell'udito. Vi invito di rivolgersi al servizio di Audiologia Infantile. Otiti ricorrenti, persistenza del catarro, cerume o secrezioni varie o prolungate nei primi anni di vita, potrebbero causare un abbassamento dell'udito ed essere la causa del rallentamento nel processo dell'acquisizione  del linguaggio (perché è ovvio che il bambino, in questo caso, sente di meno).
-Il bambino non pronuncia bene le consonanti
Il disturbo Fonologico Nell'evoluzione fisiologica del linguaggio, i bambini, pur essendo in grado di articolare molti fonemi, possono non essere ancora capaci di utilizzarli nelle parole, in modo corretto; possono cioè "semplificare" la struttura della parola. Non parliamo in questo caso di dislalie, ma di semplificazioni fonologiche che, permangono nel tempo, possono costruire un problema.   Riportiamo in seguito le tappe indicative dell'evoluzione fisiologica dei fonemi precisando che sono frequenti le variazioni individuali: - tra i 24 e i 30 mesi nell'inventario fonetico del bambino, sono presenti i suoni /p/-/b/; /t/-/d/; /k/-/g/, /m/,/n/,/l/ - tra i 30 e i 48 mesi compaiono /s/;/sci/; /f/-/v/; /ci/-/gi/, /z/ - tra i 48 e i 60 mesi, compaiono /r/; /gn/;/gli/ ed i gruppi consonantici semplici /sp/; /st/ ; /sk/ - tra i 60 e i 72 mesi, il bambino pronuncia anche i gruppi consonantici complessi. - oltre i 72 mesi sa produrre parole complesse con più di quattro sillabe  
-Hai il timore che il tuo bimbo balbetti?

La balbuzie è un disordine della parola in cui la fluidità è interrotta da ripetizioni involontarie e prolungamenti di suoni, sillabe, parole o frasi, e da involontarie pause o blocchi per i quali la persona che balbetta non riesce a produrre suoni. La locuzione utilizzata per questi impedimenti della parola è "disfluenze verbali". Il termine "balbuzie" (dal latino bàlbus, da cui balbùties, voce nata per armonia imitativa) è più comunemente associato alle ripetizioni involontarie di suoni, ma comprende anche esitazione o pause prima di parlare, denominate blocchi, e il prolungamento di certi suoni, in genere vocali e semi-vocali.

La parola “balbuzie”, volgarmente usata, copre un ampio spettro di gravità: può comprendere individui con difficoltà appena percettibili, per cui il disordine è più che altro estetico, così come soggetti con una sintomatologia estremamente grave, per cui il problema può effettivamente impedire la maggior parte della comunicazione verbale. L’impatto della balbuzie sullo stato emozionale e funzionale della persona può essere serio.

Molte di queste conseguenze passano inosservate agli ascoltatori, e possono includere paura di dover pronunciare specifiche vocali o consonanti, paura di essere colti dalla balbuzie in situazioni sociali, isolamento auto-imposto, ansia, stress, vergogna, o una sensazione di “perdita di controllo” durante il discorso.

l fenomeno della balbuzie è molto frequente tra i bambini di età scolare, ha un’età di insorgenza prevalente fra tre e cinque anni  e la percentuale, maggiore nelle aree urbane rispetto a quelle rurali, è di circa l’1% sulla popolazione scolastica totale al di sotto dei 14 anni. La balbuzie consiste in una interruzione involontaria del normale flusso del linguaggio (un difetto di coordinazione neurodinamica di origine emozionale). Il soggetto balbuziente, pur sapendo ciò che vuole esprimere, non riesce a farlo fluentemente a causa di una ripetizione, di un prolungamento o di una interruzione nella emissione delle sillabe. La balbuzie può essere accompagnata da una serie di movimenti ticcosi riguardanti varie zone del corpo, ma soprattutto  gli occhi, il collo, le spalle e le mani. La disritmia locutoria (così viene chiamata la balbuzie) è essenzialmente un disordine della comunicazione che si manifesta sempre in presenza di un interlocutore e quindi nel contesto dell’interazione verbale. Per quanto attiene alla patogenesi della balbuzie, questa appare piuttosto complessa e le teorie più accreditate si orientano per una serie di cause multifattoriali, secondo due principali orientamenti: uno di tipo organicista ed uno psicologico. Le teorie di tipo organicista sottolineano la correlazione tra balbuzie, difficoltà nello sviluppo psicomotorio e deficit nell’associazione uditivo-vocale. Il punto di vista psicologico, attualmente più accreditato, fa riferimento a tratti di personalità quali l’introversione, l’ansia, la passività e la sottomissione, ma anche all’aggressività e all’impulsività. Il disturbo insorge tuttavia intorno ad alcune fasi critiche dello sviluppo: a tre anni, quando il bambino sta organizzando il proprio linguaggio e verso i sei anni  quando, all’ingresso alle elementari, deve prendere contatto con l’impostazione sociale della vita e le regole dell’istituzione. La balbuzie compare e si accentua quando la tensione sale; si attenua quando si è più tranquilli e rilassati. Per i bambini l’entrata a scuola, lo stress subito da pesanti situazioni familiari, l’incontro con personaggi temuti, sconosciuti ed autoritari ed un ambiente ansiogeno possono determinare la balbuzie. Molte volte il balbettare dipende anche dalla necessità di controllare l’aggressività e gli impulsi violenti. Di solito la balbuzie diminuisce notevolmente se il soggetto parla da solo o si rivolge ad essere inanimati o ad animali, dimostrando quanto sia fondamentale l’elemento psicologico. I bambini balbuzienti sono spesso insicuri, ansiosi, iperemotivi e preoccupati circa ciò che può accadere. Possono anche essere caratterizzati da forti quote di aggressività non espressa e da tendenze ambiziose inibite. Le famiglie di questi bambini tendono di solito al perfezionismo: esigono dal figlio elevate prestazioni comportamentali in ogni area di sviluppo, soprattutto in quella linguistica  e cognitiva. Un’eccessiva premura ed attenzione verso l’espressione verbale del soggetto da parte dei genitori o anche dell’insegnante può produrre nel bambino esitazione e timore, sentendosi continuamente osservato, controllato, giudicato. Tale preoccupazione può rinforzare l’atteggiamento di controllo da parte degli adulti, determinando in tal modo un circolo vizioso in grado di creare ed alimentare il sintomo. La balbuzie  talvolta scompare se genitori ed insegnanti tendono a minimizzare il sintomo.
-Hai dubbio che tuo figlio potrebbe non sentire?
In Italia è partito il progetto dello Screening Uditivo Neonatale attraverso le Otoemissioni acustiche al quale sono esposti maggior numero dei neonati nel nostro paese. Di che si tratta? Sono una metodica oggettiva, non invasiva di registrazione di una risposta sonora dell'orecchio interno ad uno stimolo sonoro. Sul condotto uditivo esterno viene appoggiata delicatamente una piccola sonda collegata ad un apparecchio elettronico che invia un segnale sonoro all'orecchio interno del neonato stimolando le cellule ciliate esterne e ne registra la risposta sonora ossia l'eco. In poche parole, quando le cellule dell'orecchio interno (cochlea), vengono raggiunte da uno stimolo sonoro si contraggono ed il nostro strumento registra il rumore ossia L'eco della contrazione entro pochi secondi. Presto Continua......  
-L’ortodonzista ti ha consigliato un supporto logopedico?
 

La terapia miofunzionale si può considerare un accessorio indispensabile per la creazione degli elementi richiesti per una normale crescita e un supporto efficace nella correzione delle malocclusioni. E' ormai riconosciuto il principio secondo il quale alla base della maggior parte delle dismorfosi dento-maxillo-facciali vi sia un'eziologia multifattoriale. Tra le cause ambientali sono importanti le pressioni disarmoniche dovute ad anomalie comportamentali e strutturali della muscolatura orofacciale. La terapia miofunzionale ha dunque lo scopo di

  • correggere comportamenti funzionali anomali,
  • trasformare prassie infantili, come la deglutizione atipica in altre di tipo adulto o maturo,
  • sostituire una funzione patologica (respirazione orale) con un'altra normale (respirazione nasale).

    La terapia miofunzionale consiste nella rieducazione della postura linguale statica e dinamica, delle alterazioni gnosico-prassiche e muscolari oro facciali, delle alterazioni respiratorie, delle alterazioni della statica cefalo-vertebrale, delle abitudini viziate. Questo tipo di terapia contribuisce a ristabilire e favorire un armonioso sviluppo maxillo-facciale. La rieducazione si indirizza a bambini, adolescenti e adulti che presentino un problema del comportamento della muscolatura orofacciale associato o meno a malocclusione dentale, adulti nei quali è stato intrapreso un trattamento ortodontico e/o chirurgico che tuttavia non ha permesso il ristabilirsi di rapporti funzionali soddisfacenti, adulti per i quali il disturbo funzionale legato allo squilibrio muscolare è diventato intollerabile e rappresenta un fattore aggravante permanente, adulti nei quali l'errata postura linguale impedisce l'utilizzo della protesi dentale. L'educazione neuro-muscolare s'inserisce all'interno di un approccio globale che comprende collaborazioni e sinergie tra le figure professionali interessate. In generale la rieducazione logopedica può essere effettuata: prima del trattamento ortodontico per ottenere un ambiente funzionale favorevole; durante il trattamento ortodontico per favorire l'azione meccanica degli apparecchi; dopo il trattamento ortodontico per armonizzare le funzioni e stabilizzare i risultati raggiunti.

-Come affrontare il bilinguismo?
È sempre più frequente il fenomeno del bilinguismo, cioè accade sempre più spesso che il bambino viva in una società in cui si parla una lingua e i genitori parlino altre lingue (uno dei due o entrambi).Padroneggiare diverse lingue è una risorsa preziosa per il bambino: parlare la lingua del paese d’origine del genitore offre la possibilità al bambino di attingere a quel patrimonio culturale e facilita anche la comprensione del valore della diversità linguistica e culturale. È quindi importante che gli adulti nell'ambiente del bambino incoraggino e sostengano l’apprendimento e lo sviluppo nel bambino della loro lingua nativa. Il bambino può imparare due o più lingue contemporaneamente ma come aiutarlo a diventare bilingue senza che questo gli crei difficoltà? Se i genitori hanno una diversa lingua nativa è preferibile che ognuno di essi parli nella sua lingua madre al figlio. La regola importante è una persona - una lingua perché questo rende più facile per il bambino collegare una lingua alla madre e l'altra al padre. Si evita così di creare confusione nel bambino ed allo stesso tempo si aiuta il bambino a separare i due sistemi linguistici. Quando la famiglia è insieme ed è riunita è opportuno scegliere la lingua che si sente più naturale usare e utilizzare sempre quella. Col tempo il bambino imparerà a padroneggiare le diverse lingue a seconda dei diversi contesti e situazioni.